
Tutti lo ricordano come il leader di una delle più influenti formazioni del rock americano: i 13TH FLOOR ELEVATORS. La prima band a definirsi psichedelica.
E poi come uno dei più celebri "madcap" della storia del rock. La versione a stelle e strisce di Syd Barrett.
Certo è che ROKY ERICKSON, un genio della musica contemporanea, ha combattuto il sistema e ne è stato vittima.
Arrestato nel 1969 per possesso di un singolo spinello, è stato condannato a un'assurda e inumana pena di tre anni da scontare presso il Rusk State Hospital for the Criminally Insane, un manicomio criminale in cui venne sottoposto a "cure" con la torazina (la cosiddetta "lobotomia chimica"), l'elettroshock e altri trattamenti sperimentali.
Risultato? Al momento del suo rilascio Erickson non era più lo stesso.
Per i successivi trent'anni ha alternato periodi di lucidità - anche creativa: ricordiamo alcuni dischi bellissimi da solista e con gli Aliens - e momenti di profondo disagio psichico ed esistenziale.
Negli ultimi dieci anni è stato il fratello a prendersene cura e dal 2005, aiutato da amici e fans che hanno creduto in lui, ROKY ERICKSON è tornato sulle scene.
Una sorta di miracolo personale e artistico che oggi trova compimento in "True Love Cast Out All Evil”, il suo nuovo album - appena uscito - realizzato in compagnia degli Okkervill River.
Il disco della rinascita di un artista geniale, maledetto e sfortunato.
Un disco che è al contempo un messaggio di speranza e di forza.
Il prossimo passo sarà quello di un tour? Lo aspettiamo in Europa...
