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martedì 21 dicembre 2010

Se n'è andato Bearzot




Non solo un grande CT, ma soprattutto una bella persona: Enzo Bearzot era serio, schivo, onesto.

Esattamente il contrario del tipico esponente del mondo del calcio di oggi.
Niente a che vedere con la boria di Lippi.
Niente a che spartire con l'arroganza di Capello.
Niente a che fare con le spacconate di Mourinho.

Enzo Bearzot è stato l'unico CT della Nazionale italiana a cui abbia voluto bene e nei confronti del quale provavo un misto di stima e affetto.
Sarà perchè la vittoria del Mundial di Spagna è stata la vittoria della "mia" Nazionale (avevo 11 anni e certe cose a quell'età si vivono con un trasporto speciale), sarà perchè di esempi positivi il calcio italiano non ne abbia dati poi così tanti dopo di lui.
Sarà, anzi lo è certamente, perchè di persone così si sente la mancanza ancora oggi.
E non soltanto su un campo di calcio.

E' per questo che lo ricorderemo sempre con affetto.
E' per questo che oggi è una giornata triste.

martedì 12 ottobre 2010

Italia - Serbia: stop al calcio moderno



Scrivo questo post di getto mentre guardo Italia - Serbia, sospesa dopo pochi minuti di gioco e un ritardo di oltre mezz'ora sul fischio di inizio per via delle intemperanze degli ultrà serbi.

Un'altra pagina amara del calcio moderno.
Qualche centinaio di delinquenti che tengono in ostaggio uno stadio e non consentono il regolare svolgimento di una partita. E tra gli ostaggi ci sono anche i loro connazionali, arrivati a "Marassi" solo per vedere l'incontro.

Già nel pomeriggio alcuni ultrà della ex Jugoslavia avevano fatto irruzione nel pullman della loro nazionale e minacciato i giocatori con il risultato che il portiere Stoikoivc, scosso da quanto accaduto, aveva poi deciso di non scendere in campo.
Dal suo punto di vista questa teppaglia fascista ha ottenuto ciò che voleva: massima visibilità in Eurovisione, intimidazione dei giocatori e una partita di qualificazione degli Europei sospesa.

E' incomprensibile come si sia concessa una possibilità di questo tipo a un manipolo di delinquenti travestiti da tifosi.
Nessun lavoro di intelligence preventivo, nessuna misura di interdizione alle frontiere, nessun tipo di controllo ai varchi.
I supporter serbi hanno introdotto allo stadio di Genova fumogeni e petardi, che poi hanno tirato in campo, e sono stati in grado di trovare armi improprie per provare a distruggere le barriere di protezione.

Ancora più incomprensibile il comportamento dei giocatori serbi che, sotto la guida dell'interista Stankovic, si sono recati sotto la curva e, invece di redarguire i propri supporter, cercando di portarli a più miti consigli, li hanno applauditi, rivolgendo loro segni nazionalistici.

La decisione di sospendere la partita da parte dell'arbitro e dell'Uefa, dopo vari tentennamenti, è giusta.
Ancor più giusto, dopo il sacrosanto 3-0 a tavolino per l'Italia, sarebbe che ai tifosi serbi venissero vietate tutte le trasferte in Europa e che le partite in casa della Serbia fossero fatte disputare a porte chiuse.

Misure drastiche, draconiane, per allontanare i delinquenti dagli stadi, soprattutto quelli imbevuti di odio ideologico e nazionalistico.
E poi, proprio per non penalizzare i tifosi serbi che nulla avevano a che fare con i delinquenti fascisti, sarebbe il caso che gli ultrà autori delle violenze venissero identificati e giudicati per direttissima.
Come accade in altri paesi, quali l'Inghilterra, che con misure di questo tipo sono riusciti a estirpare la peste della violenza hooligan.

Se vogliamo un calcio diverso, non è tempo di aspettare ancora.