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domenica 21 febbraio 2010

Mod Generations



Chi segue questo blog, dovrebbe sapere chi è Tony Face. Il “modfather” italiano. Che, a qualche anno di distanza dal suo primo libro, “Uscito vivo dagli anni ‘80”, ritorna con un nuovo volume:
“Mod Generations. Storia, musica, rabbia & stile” (Nda Press, € 14,50). Un saggio sulla storia, lo stile e la musica mod.

Un libro che in Italia mancava e che solo lui poteva, anzi doveva, scrivere.
Il perché è presto detto.
E non lo dico io, ma rubo le parole di un altro mod storico, Oskar Giammarinaro degli Statuto che così scrive nell’introduzione:

“Quando i trailer di Quadrophenia invadevano i nostri schermi, Tony Face sapeva già tutto di modernismo. Non si è mai capito come avesse fatto a conoscere gli Who e soprattutto i gruppi del primo revival come Jam, Secret Affair, Chords in un tempo in cui non esisteva internet e l’importazione dei dischi “underground” era decisamente pionieristica. Non si è mai capito come, nel 1980, lui sapesse descrivere stile e comportamenti mod, isolare lo stile dalle mode, centrandone la vera attitudine ricercata e totalmente contraria al prodotto “consumistico” che, proprio in quel periodo, stava raggiungendo l’apice un po’ in tutto il mondo. Mentre nelle città qualcuno cercava strani eskimo (i parka) per somigliare ai protagonisti di Quadrophenia lui aveva già ideato, scritto, stampato e distribuito i primi tre numeri di una pubblicazione indipendente, composta da decine di pagine scritte a mano, fotocopiate e pinzate una a una, la “mod-zine” Faces”.

Con il suo stile chiaro e asciutto, Tony Face firma una vera guida mod.
Fondamentale per i neofiti, ma molto interessante anche per coloro che sono addentro allo spirito e allo stile modernista.

In "Mod Generations" Tony Face ripercorre la storia dei mod, individuandone addirittura il germe nella Londra del 1948. Nei fumosi club jazz di Soho che allora divulgavano il verbo del be-bop con Miles Davis, Charlie Parker, John Coltrane. E più avanti con l'esplosione del blues e del soul nordamericano.
Ma sono gli anni Sessanta il periodo di maggior splendore della cultura modernista con gruppi come The Who, Small Faces, Kinks, Artwoods, Action, vespe e lambrette personalizzate, ricercati abiti sartoriali, anfetamine e notti folli spese a ballare. Fino all'arrivo, sul finire degli anni '70, del revival mod, nato sulla spinta del film "Quadrophenia", con formazioni come Jam, Jolt, Chords, Merton Parkas, Secret Affair a menare le danze.

Come in ogni guida che si rispetti, e considerando anche che il "mod sound" non esiste (essendo il mod uno stile, un'attitudine, più che un suono codificato), molto opportunamente Tony Face prima individua i gruppi e i generi che hanno rappresentato la colonna sonora dei mod di ieri e di oggi, e poi passa a descrivere i migliori dischi (jazz, blues, soul, northern soul, 60's beat, '79 revival, ska/reggae/rocksteady) che non dovrebbero mancare nella collezione di chiunque abbia almeno un minimo di stile...

Una menzione a parte merita, poi, il capitolo dedicato al modernismo italiano, non fosse altro perchè Tony Face l'ha vissuto (e divulgato) in prima persona.
E allora ecco la storia del movimento tricolore dagli anni Sessanta in avanti, con l'elenco di tutti i gruppi mod italiani e la loro produzione discografica.
Segnalo infine, con un pizzico di orgoglio campanilistico, la bella postfazione firmata da Francesco Ficco dei Lager, l'unica mod-band calabrese amata e celebrata in tutta Italia.

Keep The Faith!

sabato 24 ottobre 2009

The incredible life of Mr. TONY FACE!!!



Il titolo di questo post potrebbe essere quello di un concept album di un gruppo inglese dei medi anni '60 (che so, i Kinks...), decennio che sicuramente ha intrigato e influenzato il protagonista di questa storia.

Una delle persone che in venti anni di onorata militanza underground ho avuto modo di conoscere e di stimare per il suo tratto umano e per le sue innumerevoli attività. Un vero vulcano.

Sto parlando di TONY FACE, il leggendario batterista degli altrettanto leggendari NOT MOVING (e prima ancora dei Chelsea Hotel), quindi coinvolto in altre avventure musicali tra cui, cito a caso, Tony Face Big Roll Band, Lilith, Link Quartet, Hermits...solo i primi che mi vengono in mente.

Mod della primissima ora, fanzinaro, quindi musicista e discografico, nel nuovo millennio Tony si è reinventato blogger (del resto i blog non sono le fanzine dei nostri giorni?) e non ha smesso con le passioni di sempre: suonare in studio e dal vivo, registrare, scrivere.

A quasi cinquant'anni ha una vitalità che molti ventenni di oggi desiderebbero.
Come dimostra la teoria di uscite in cui Tony è coinvolto in questi giorni e che elenco dettagliatamente. Partendo ovviamente da quella a me più cara.


- NOT MOVING "Not Moving" (Spittle)
L'attesissima ristampa di due lavori fondamentali della sua storica formazione piacentina. L'ep "Black'n'Wild" (per chi scrive massimo capolavoro nella produzione della band insieme all'altro Ep "Jesus Loves His Children" del 1987) e l'album "Sinnermen".
Due dischi importanti di una band epocale nelle vicende del rock underground italiano. Mi spingo oltre: della band PIU' grande che il r'n'r italiano abbia mai avuto.
Quando uscì, nel 1986, "Sinnermen" fu seguito da molte polemiche. I Not Moving (e il loro produttore di allora, Federico Guglielmi, che pure firma le note di questa ristampa) disconobbero il disco a causa di un remix realizzato dall'etichetta a insaputa della band. E anche sulla copertina ci furono delle incomprensioni.
Questa ristampa riporta alla luce quel disco e il bellissimo Ep di un anno prima.
Rendendo giustizia alla band. Le tracce che lo compongono sono state riportate al suono originale, le chitarre tornano a ruggire, la batteria è presente (e mai invadente) con il suo beat preciso, il basso pulsa, le tastiere avvolgono e la voce di Lilith è intrigante come sempre. A me pare un disco nuovo. Un po' come avvenne, e il paragone non vi sembri azzardato (ma a Tony e Dome farà sicuramente piacere!), per la ristampa del 1997 di "Raw Power" degli Stooges, con il nuovo missaggio di Iggy Pop che eliminava la patina glam messa a suo tempo da David Bowie.
Non sto a descrivervi ogni singola canzone contenuta in questo disco.
Vi dico solo di procurarvi questo Cd (costa 10 euro, o poco più), sia che - come me - abbiate i vinili originali, sia soprattutto se vi accostate per la prima volta al suono "oscuro e selvaggio" dei Not Moving.
Come si diceva un tempo, buy or die!

- TONY FACE BIG ROLL BAND "Old Soul Rebel" (Area Pirata)
Un disco dalla lunga gestazione. Un progetto durato anni. Uno dei miei "fave ones" del 2009. Il titolo la dice tutta: "Old Soul Rebel". E condensa lo spirito con cui Tony Face ha attraversato l'ultimo quarto di secolo. Con stile e passione.
Per questo suo nuovo disco, il vecchio ribelle del soul ha rispolverato la sigla con cui nel post-Not Moving (1989) firmò il 45 giri "Jazzarythm Acid Stomp" per la sua Face Records (e che troviamo qui racchiuso, come bonus, sui solchi finali).
"Old Soul Rebel" è al contempo un atto d'amore e una foto sugli oltre 25 anni di carriera musicale di Tony Face. Un atto d'amore perchè racchiude una manciata di belle canzoni, 15 per l'esattezza, di alcuni degli artisti più amati da Tony Face. Brani di artisti e gruppi anche molto diversi tra loro - dai Beatles agli Husker Du, da Ray Charles a Nancy Sinatra, da Gil Scott Heron alle Supremes - che hanno segnato la vita e influenzato lo stile di Tony Face e che sono stati registrati, nel corso degli anni, con una lista di ospiti di prim'ordine. Icone del mod sound, principalmente: Allan Crockford (Prisoners/James Taylor Quartet), Bob Manton (Purple Hearts), Chris Philpott (Small World), Tony Perfect (Long Tall Shorty).
E molti altri nomi di prestigio: da Luca Re (Sick Rose) a Lilith, da Paolo Apollo Negri (Link Quartet) a Oskar (Statuto), da Pibio (Temponauts) a Doug Robertson (Diplomats Of Solid Sound).
Il risultato è un lavoro eccitante, sincero, ricco di passione. Un esempio perfetto di soul, R&B e hammond-beat. Un esempio di qual'è lo stile e l'universo musicale di Tony Face.

- SPIDER TOP MODS "10Maggio09Session" (STM)
Un'autoproduzione per celebrare che il tempo trascorso non è passato invano.
Gli Spider Top Mods furono un'estemporanea formazione in cui militò Tony circa 30 anni fa. Un terzetto composto da Roberto Storioni (voce e chitarra), Alfred Cancellieri (basso) e, appunto, Tony Face (batteria). Dopo oltre un quarto di secolo gli ex ragazzi mod si sono incontrati nuovamente e si sono divertiti a suonare, come facevano da adolescenti, un pugno di classici. Quelle sessions sono state registate e sono qui a testimoniarlo. "My babe", "STM Theme", "The last of the mods", "Batman theme", "The withch" e "Louie Louie". Registrazione amatoriale e voglia di divertirsi. A trent'anni di distanza. Con qualche chilo in più, qualche capello in meno (o bianco...), ma con la stessa passione di allora. Un divertissement, nella migliore accezione del termine.

- MOD GENERATIONS. Storia, musica, rabbia e stile. (NdA Press)
Dopo l'eccellente "Uscito vivo dagli anni '80" del 2007, Tony Face torna alla parola scritta con un nuovo libro in uscita sempre per i tipi di NdA Press.
Si intitola "Mod Generations" e racconta la musica e la cultura mod, a cui ha dedicato una vita intera ed è (stato) uno dei massimi esponenti in Italia.
Il libro esce a breve. Ne riparleremo su questo blog.

venerdì 20 febbraio 2009

Fay Hallam Trinity


Se amate il suono inglese degli anni '60 e quello modernista di fine anni '70, e siete a Roma domani sera, non perdete uno degli appuntamenti underground dell'anno: il concerto di Fay Hallam Trinity.
Anche se il nome di Fay non è noto ai più, posso assicurarvi che si tratta di una vera icona dell'underground britannico.
Alcuni dati biografici: ex moglie di Graham Day, leader dei Prisoners e dei Prime Movers (due tra le più intriganti formazioni venute fuori dalla terra d'Albione negli ultimi 30 anni), tastierista di indiscusso talento, ha preso parte alle avventure di band di culto come Makin’ Time, Prime Movers (per l'appunto) e Phaze.
Si ispira, e non poteva essere altrimenti, alla stagione più creativa della musica britannica: quella di fine anni Sessanta. Non a caso il suo nuovo progetto si chiama Fay Hallam Trinity, in omaggio ai leggendari Trinity di Brian Auger, da cui ha "rubato" l'amore per l'hammond.
E proprio alla cantante che accompagnava i Trinity, Julie Driscoll, è stata accostata spesso e volentieri.
Il sound di Fay Hallam rappresenta il ponte ideale tra passato e futuro della musica inglese modernista: una miscela di Hammond beat, soul e R&B.
Niente di più cool & groovy.
Se siete a Roma domani, non mancate il contatto!