giovedì 21 giugno 2007

La fine di un'epoca



Era nell'aria da tempo, ma la chiusura di un negozio di dischi storico come Disfunzioni Musicali assume un valore simbolico: la fine di un'epoca.

Ogni volta che mi trovo a passare da S. Lorenzo e vedo abbassate le saracinesche di quello che per anni è stato il più importante negozio di dischi della capitale, penso a come sia cambiato - e in maniera così repentina - l'universo musicale.

In pochi anni, con l'avvento del peer-to-peer e del download digitale, non solo è finita un'epoca. Ma sta morendo anche una cultura.

Oggi i pochi negozi di dischi che sopravvivono lo fanno grazie a un pubblico over-30.
I ragazzini entrano, fanno un giro, guardano con curiosità le copertine dei dischi (che poi, una volta tornati a casa, scaricheranno da Internet) e - se va bene - comprano una t-shirt, una toppa, qualche spilletta.

Il merchandising sta diventando il core-business di molti negozi, mentre i dischi diventano poco più che un mero accessorio. Si è completamente rovesciata la logica delle cose.

Con i dischi che non si comprano più (e che quindi si producono sempre meno), scompare una cultura, uno stile di vita.

Quello della ricerca spasmodica del disco, oggetto di culto/del desiderio, oltre che fonte di innumerevoli ascolti, buone vibrazioni o cocenti delusioni...
Quello delle riviste e delle fanzines lette avidamente e custodite gelosamente.
Quello dei negozi di altre città alla cui scoperta si andava come se si fosse in pellegrinaggio alla Mecca.

Le pubblicità dei negozi che apparivano sulle pagine delle riviste specializzate rappresentavano, poi, una sorta di mappa dell'Italia underground...
Così se capitavi a Firenze non potevi non passare da Contempo, a Roma da Disfunzioni e dalla Banda Bonnot (oggi Hellnation), a Catania da Rock 86, a Pisa da Gasoline (poi Wide), a Bologna da Nannucci e dal Disco d'Oro, a Mestre da Indie, a Milano da Supporti Fonografici e da Psycho, a Gallarate da Carù, a Torino da Rock&Folk...

Ogni negozio ti apriva le porte di un mondo dove forse avresti potuto trovare il sette pollici che non riuscivi a recuperare da nessuna parte...

I negozi di dischi erano anche luogo di ritrovo. Lì potevi incontrare i personaggi più bizzarri della città, i prime mover della scena musicale locale, oltre che dei veri maniaci/enciclopedie musicali ambulanti.
Oppure erano (per me lo sono ancora oggi) il posto perfetto dove fare appuntamento con gli amici.

Ora tutto questo scenario sta scomparendo inesorabilmente sotto i colpi della tecnologia e della "modernità".
Ogni negozio di dischi che chiude è un pezzo di cultura musicale che scompare.

E mentre passo davanti alle vetrine chiuse di Disfunzioni mi sento sempre più come un animale in via d'estinzione. O come Fred Flinstone...

2 commenti:

Michelle Diamond ha detto...

E' già quasi una decade che mi sento "animale in via d'estinzione"...
Quello che posso dire al riguardo è che non ci resta che ricercare e custodire altri "animali in via d'estinzione" come noi...

Inoltre esorto costoro a leggere attentamente il libro di Vicente Verdù "Pianeta MacTerra" (titolo originale più affascinante : "El estilo del mundo - La vida en el Capitalismo de Ficcion")e a custodire dentro le nostre origini e la nostra storia di "umani" e non di "macchine".

romilar ha detto...

azz! ho ordinato per anni da disfunzioni e come hai detto tu anche io quando passavo da roma per concerti mi fiondavo una mattinata là,bruttissima notizia la chiusura di disfunzioni!