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sabato 24 novembre 2012

Carnaby Christmas: It's Only Rock'n'Roll



Negli anni Sessanta erano due simboli della “Swingin' London": Carnaby Street e i Rolling Stones si ritrovano nuovamente insieme per celebrare il cinquantennale della storica rock band.

La celebre via londinese è stata trasformata con un'installazione natalizia interamente dedicata agli Stones.
L'arco con l'iconica scritta "Welcome to Carnaby Street" adesso appare con la lingua rossa, il celebre logo dei Rolling Stones, e un nuovo slogan: “Carnaby Christmas – It’s Only Rock’n’Roll”.

Ad abbellire tutta la via e le stradine laterali sono dei grappoli di splendidi dischi dorati al centro dei quali campeggiano foto della band e dei singoli componenti dagli anni Sessanta ad oggi, oltre alle copertine degli album, raccolte e live inclusci.

Cme se non bastasse proprio a Carnaby Street è stato aperto un temporary store chiamato "GRRR!", come la raccolta pubblicata in questi giorni, all'interno del quale è possibile acquistare dischi, libri, t-shirt, gadget e memorabilia delle Pietre Rotolanti.

L'impatto visivo è emozionante, soprattutto di sera, grazie anche all'illuminazione curata da Patrick Woodroffe che dal 1989 è il light designer di ogni tour della band. Il risultato è quello che potete vedere in questa photogallery







venerdì 1 ottobre 2010

London is not Swinging anymore...



Tornare a Londra fa sempre effetto. Nel bene o nel male.
Ho vissuto in questa città uno dei periodi più straordinari e indimenticabili della mia vita e dopo ci sono ritornato tantissime altre volte. Per cui quando mi capita di metterci nuovamente piede è un po' come tornare a casa.

Ma la Londra del 2010 è diversa.
Rispetto agli standard italiani, al nostro proverbiale immobilismo, questa metropoli appare sempre dinamica e vitale. Con un altro passo, un'altra velocità.
Ma chi ne conosce a fondo lo spirito, e ne sa cogliere gli umori, si accorge che qualcosa è cambiato.

Scendo con la metro a Tottenham Court Road e il primo impatto è scioccante.
Dove c'era lo storico London Astoria, uno dei rock club più importanti d'Europa, non c'è più nulla.
O meglio c' è un cantiere. L'intero isolato è stato raso al suolo e adesso si lavora per ampliare la fermata della tube e per costruire il Crossrail, la nuova linea della ferrovia che passerà per il centro.



Lo sapevo - al London Astoria avevo anche dedicato un post su questo blog - ma vedere con i propri occhi cosa ne rimane è tutta un'altra cosa. E' comunque il segno del dinamismo di una città che si trasforma a una velocità sorprendente, mi dico.

Ma basta voltare l'angolo su Oxford Street per accorgersi del cambiamento, radicale.
La strada è transennata per lavori, cerco il Virgin Megastore e mi accorgo che ha chiuso. Al suo posto non ha aperto nessuno. Continuo a camminare e vedo altri negozi chiusi.
La strada è sempre affollata, ma non ci si imbatte più in quel via vai caotico che la rendeva eccitante e, talvolta, insopportabile.
I ragazzi (prevalentemente italiani) con i cartelli e i flyer in mano, che ti fermavano per invitarti a provare una lezione d'inglese in una delle tante scuole disseminate lungo la via, sono spariti. Segno che anche le scuole sono sparite.
Dai negozi d'abbigliamento giovanile non esce più musica house a tutto volume, nè c'è quella confusione e quell'effervescenza che caratterizzava queste meravigliose trappole per turisti.



Lo storico 100 Club resiste, ma non si sa ancora per quanto.
Rischia di chiudere se il contratto d'affitto, come annunciato, subirà un'impennata di oltre il 40%.

Più avanti spero di trovare HMV. Per fortuna c'e' ancora: dentro si trovano tanti Cd, Dvd e libri, con un'ampia selezione di offerte. Anche se è sempre più grande lo spazio destinato all'abbigliamento e ai gadget.

Attraverso la strada, oltrepasso la celebre Wardour Street dei Jam e mi dirigo verso la Berwick Street degli Oasis (ricordate la copertina di “(What's The Story) Morning Glory”?) e dei negozi di dischi.



Sister Ray, che già da qualche anno ha preso il posto di Selectadisc, per fortuna è ancora lì con la sua bellissima selezione di dischi e Cd e t-shirt e libri di ogni genere. I prezzi, come al solito, sono mediamente buoni.

Ma pochi metri più in là, dall'altro lato del marciapiede, noto con sommo dispiacere che non esiste più Mister Cd, il negozio più economico di Londra, dove c'era sempre il “rischio” di portarsi a casa un Cd per poche sterline.
Qualche anno fa avevano già chiuso il “bargain basement” che negli anni 90, nel periodo di massimo fulgore, conteneva decine di migliaia di Cd a 1 pound o poco più.
Adesso è proprio il negozio che è sparito. Chiuso.
Senza che al suo posto abbia riaperto nessuno.

Non è l'unico locale sbarrato su Berwick Street. Anche dove c'erano caffè, sandwich bar e altri negozi ora non c'è nulla. Solo i locali desolatamente vuoti.
La crisi a Londra ha colpito pesantemente. Ed è visibile, tangibile.



Me lo conferma anche Daren, il simpatico proprietario di “Sherry's”, l'ultimo negozio – assieme allo storico “The Face” - di abbigliamento mod rimasto a Carnaby Street: “La Cool Britannia degli anni 90 è solo un ricordo, non c'è più nulla di quell'atmosfera effervescente e vitale. Siamo nel bel mezzo della crisi, non è affatto alle spalle come dicono: in molti perderanno il posto da qui al prossimo anno. La maggior parte dei negozi indipendenti ha chiuso, resistono solo i grandi marchi, il grande business”.

Basta dare un'occhiata a Carnaby Street per rendersene conto: troviamo tutti i grandi brand dell'abbigliamento, negozi trendy e à la page (Tommy Hilfinger, Pepe Jeans, Levi's, The North Face, ma anche i classici dello stile mod, Lambretta e Ben Sherman, ormai trasformatisi anche loro in marchi di successo). Hanno preso il posto dei coloratissimi negozietti underground che vendevano ogni sorta di abbigliamento punk/dark, o hippy-psychedelico con annessa chincaglieria indiana. Niente più chiodi, jeans attillati, t-shirt, stivali di ogni sorta e foggia.
Solo capi di abbigliamento trendy e all'ultima moda. Per tutta la strada.
Ma che non fanno grandi affari...

E anche se le insegne scintillanti resistono, Londra e tutto il Regno Unito si trovano a dover fronteggiare la peggiore crisi economica dagli anni Settanta, dai tempi bui della Thatcher.

Forse è per questo che Ed Miliband, il nuovo leader del Labour, appena eletto alla guida del partito, ha affermato che l'Inghilterra adesso ha bisogno di una buona dose di ottimismo e di speranza per ripartire.
London is London...but is not Swingin' anymore.