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giovedì 16 febbraio 2012

Roma bye bye





Ha fatto bene il governo Monti a non avallare la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020.
Tanto che le critiche per questa decisione si sono sciolte come neve al sole nel giro di due giorni.

Ha fatto bene e per due ragioni.

La prima: destinare 10 miliardi di euro ai giochi olimpici in una fase in cui vengono chiesti ai cittadini sforzi straordinari pur di tenere i conti in ordine ed evitare il default sarebbe stato un azzardo rischiosissimo. Al quale, ne sono convinto, si sarebbero prestati i partiti politici (di destra e sinistra) spinti dagli interessi delle lobby, se solo avessero governato loro in questo momento.

L'esperienza insegna che manifestazioni di una tale portata sono enormemente remunerative per le grandi corporazioni, per i palazzinari, per tutta l'area grigia che ruota attorno al business e alla politica.
Non certo per la collettività che, oltre ad accollarsi i costi spropositati di questi mega-eventi, non ne ricava un beneficio nè diretto nè indiretto.
Finite le Olimpiadi le grandi strutture sportive restano, nella stragrande maggioranza dei casi, cattedrali nel deserto. E, a tutti noi, i conti (salati) da pagare.

La seconda ragione è che una città deve meritarsi i giochi. E Roma non ha le carte in regola per un evento del genere.
Bellissima sì, ma infernale e invivibile per i suoi cittadini. Con una rete di trasporti urbani da terzo mondo: solo due linee di metropolitana (Madrid ne ha 13, Londra altrettante, Parigi 16, Berlino 10) per 3 milioni di abitanti - e una terza in netto ritardo sui tempi di consegna - sono assolutamente insufficienti a garantire la mobilità dei cittadini e dei turisti.
Con i giochi in casa, e un iperflusso di persone (sportivi, turisti, appassionati, giornalisti, operatori) è facile ipotizzare una città costantemente in tilt. Un vero inferno quotidiano.

Mi si obietterà che con i soldi in arrivo la città potrebbe rifarsi il look, avere una chance enorme per rilanciarsi. Come è successo, ad esempio, a Barcellona.
Questo sarebbe vero se avessimo degli amministratori preparati e onesti, una classe politica capace di fare sistema e di mettere gli interessi della collettività al di sopra dei propri e delle lobby che rappresenta.
Sarebbe vero se la città vivesse un trend positivo e aspettasse solo l'occasione giusta per accelerare ulteriormente la propria crescita.
Sarebbe vero, infine, se i tempi di pianificazione fossero assai più lunghi.
Ma purtroppo non è così.

A parte il fatto che le Olimpiadi sono dietro l'angolo (8 anni sono pochissimi per pianificare, organizzare e gestire le fasi preparatorie di un evento di portata mondiale), una classe di amministratori incapace di gestire due-giorni-due di neve può pretendere di mettersi alla guida di una macchina organizzativa del genere?
E un sistema imprenditoriale e politico che non porta a termine un'opera che sia una nei tempi e nei costi previsti può pretendere che gli vengano affidati lavori monumentali per miliardi di euro senza il legittimo sospetto che essi non servano solo ad alimentare il malaffare tangentizio?

Vista l'Italia in cui viviamo, le risposte mi sembrano scontate.
E la scelta di Monti saggia e lungimirante.

venerdì 4 aprile 2008

La Cina è vicina


Non bastasse la brutale repressione in Tibet, la Cina conferma il suo ruolo di nazione democratica degna di ospitare le Olimpiadi con due condanne in dieci giorni inflitte a due oppositori del regime.

E' di ieri la notizia che Hu Jia, uno dei principali dissidenti cinesi, già agli arresti domiciliari, è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per "istigazione a sovvertire i poteri dello Stato".

La sovversione è stata individuata nella pubblicazione di alcuni articoli in cui Hu Jia stigmatizzava la totale mancanza di rispetto dei diritti umani nella Repubblica Popolare.

Dopo anni di diffidenza internazionale, la Cina si è riavvicinata all'Occidente per il suo ruolo di fabbrica a basso costo per le nostre aziende. E con le Olimpiadi doveva finalmente celebrare il suo ingresso nel primo mondo, mostrando il suo vero volto...
Nessun problema. Eccoci accontentati: oppositori in carcere, il Tibet trattato come una colonia e gli insorti uccisi senza pietà (monaci buddisti inclusi), mentre le fabbriche-lager continuano a lavorare a ritmi forsennati.

E L'Europa che fa? Ammonisce, protesta e poi tutti insieme appassionatamente ai Giochi di Pechino senza fiatare.
Del resto, di fronte al business, i tanto decantati principi di libertà, eguaglianza e democrazia ribaditi in ogni occasione dai nostri politicanti da strapazzo vanno a farsi strabenedire...
Se lo spettacolo deve continuare, almeno non lasciamoci ingannare come telespettatori sazi e inebetiti.
Spegniamo la televisione. E non acquistiamo i prodotti di chi sponsorizza le Olimpiadi.