
La nuova attenzione catalizzata da
Paul Collins con la recente serie di ristampe che ha riguardato le sue leggendarie formazioni di un tempo come i formidabili
Nerves e gli estemporanei
Breakaways culmina adesso in un nuovo album solista del musicista newyorkese. Che, intanto, si è trasferito nuovamente nella Grande Mela dopo il lungo periodo madrileno e negli ultimi mesi ha suonato ininterrottamente in giro per gli States e il Canada.
“King of Power Pop!” è il terzo album pubblicato dal Nostro nel volgere di cinque anni, cioè da quando è tornato a calcare i palchi di mezzo mondo per diffondere il verbo del power-pop con un repertorio fatto di vecchi classici e di nuove splendide canzoni. Così dopo
“Flying High” (2005) e
“Ribbon Of Gold” (2008), Paul Collins chiude il cerchio con il terzo lavoro di questa ipotetica trilogia. E lo fa con il suo disco migliore.
Se negli altri album, infatti, c’erano sempre due-tre anthem imbattibili che non avrebbero sfigurato ai tempi dei Beat, in “King Of Power Pop!” (titolo autocelebrativo, ma azzeccatissimo) è la maggior parte delle canzoni a essere di altissimo livello.
Canzoni pop, certamente. Ma è esattamente ciò in cui Paul è davvero il “Re”, ciò a cui ha dedicato una vita intera: quei tre minuti magici in cui melodia e grintoso guitar-sound si fondono alla perfezione e ti restano scolpiti in testa sin dal primo ascolto.
E allora c’è di che godere con le tredici canzoni che compongono questo disco.
Sin dall’iniziale
“C’mon let’s go!”, perfetto esempio di pop song a presa immediata, passando per il rock’n’roll aggressivo di
“Do You Wanna Love Me?”, con tanto di armonica, e l’altrettanto incisiva
“Don’t Blame Your Troubles On Me”.
Con
“Many Roads To Follow” dei Nerves i ritmi rallentano con un brano westcostiano, con le chitarre acustiche e i cori a disegnarne la trama. Ma è solo un attimo perché subito dopo Paul Collins piazza uno dei brani più riusciti del disco, un piccolo capolavoro da due minuti e mezzo. Si intitola
“Lose Your Cool” e sono certo che farà la gioia dei fans dei Beat.
La voce ormai arrochita del rocker newyorkese graffia anche sulla melodica ma dinamica
“Off The Hook” e nella nervosa
“I Go Black”, mentre
“Kings of Power Pop!” è un pezzo che fa non tradisce il titolo che porta.
Ma non è tutto perché il finale ci riserva ancora due sorprese: la spettacolare
“This Is America”, che si apre con un soffio di feedback e vola in un crescendo di chitarre, e la bellissima cover di
“You Tore Me Down”, il pezzo più byrdsiano dei Flamin’ Groovies. Anche loro “re del power pop”.