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giovedì 23 dicembre 2010

Playlist 2010: Reissues and live albums




1. IGGY POP & JAMES WILLIAMSON – Kill City (Bomp!)
2.THE ROLLING STONES – Exile On Main Street (Emi)
3.THE SOTF BOYS – A Can of Bees (Yep Roc)
4.THE SOFT BOYS - Underwater Moonlight (Yep Roc)
5.RADIO BIRDMAN – Live In Texas (Crying Sun)
6.THE PLIMSOULS – Live! Beg Borrow and Steal (Alive)
7.EFFERVESCENT ELEPHANTS – From The End To The Beginning (Psych Out)
8.JANE BIRKIN / SERGE GAINSBOURG – S/T (Light In The Attic)
9.MOTORPSYCHO – Timothy’s Monster (Stickman)
10.ONE DIMENSIONAL MAN – The Box (La Tempesta)

sabato 30 ottobre 2010

and now....THE ROLLING STONES!!!



Questo post nasce da una chiacchierata - ancora in itinere - sugli Stones con Ferruccio Quercetti dei Cut, anche lui come me fan sfegatato di Mick, Keith e compagni.

Prendendo spunto da Nick Hornby e da "Altà fedeltà", anche noi ci siamo messi a fare delle classifiche sulle Pietre Rotolanti. Abbiamo inziato con queste due.
Ecco le mie.


I DISCHI PIU' SOTTOVALUTATI


1. DIRTY WORK. Sarà che è il primo album degli Stones che ho comprato in tempo reale, ma continua a piacermi. La copertina è orrenda, la band sfilacciata, ma contiene una serie di canzoni che - nonostante la pessima produzione di Steve Lillywhite - graffiano: "One Hit", "Harlem Shuffle" (cover stupenda), "Too Rude" (Keith e il suo amore per la Giamaica e i ritmi in levare!), la title-track e la splendida ballata finale "Sleep Tonight". Ingiustamente dimenticato.



2. THEIR SATANIC MAJESTIC REQUEST: è un capolavoro. Come tutti i dischi degli Stones da qui fino al 1972. Canzoni stupende ammantate di psichedelia. Lo fecero, d'accordo, per moda, ma anche per sperimentare. E i risultati sono eccellenti. Non capisco perchè i fan più ottusi lo detestino e perchè la critica ufficiale lo snobbi. Per me è splendido.




3. BETWEEN THE BUTTONS: disco di trasizione per i più. Per me un grande disco in cui convivono le varie anime della band. C'è il più bel pezzo con Richards alla voce ("Connection") e una serie di altre canzoni formidabili. Bellissima anche la copertina di Gered Mankowitz con la band ritratta all'alba dopo una session notturna (notare Brian Jones...completamente sfatto).




I DISCHI PIU' BRUTTI:

1. UNDERCOVER: un disco piatto, per nulla ispirato con canzoni mai nella media degli Stones. Un album brutto e inutile, che avrebbero potuto tranquillamente risparmiarci.

2. BRIDGES TO BABYLON: altro disco che non aggiunge nulla, semmai toglie qualcosa, alla grandezza degli Stones. Produzione roboante, ma pochissimi brani degni di nota.

3. EMOTIONAL RESCUE: nonostante contenga uno dei più grandi, e sofferti, pezzi degli Stones ("Down In The Hole"), mostra un pericoloso scivolamento verso la moda del momento, ovvero la disco music. Banale.

4. GOATS HEAD SOUP: la ballata strappalacrime "Angie" (ascoltata fino alla noia...al punto da odiarla!) e qualche altra canzone (su tutte "Star Star") non bastano a risollevare le sorti di un album debole da tutti i punti di vista: del songwriting, del tiro sonoro, della grinta. Non sembra neanche un album degli Stones, eppure era passato solo un anno da "Exile".

5. STEEL WHEELS: faccio una premessa, sono legato "sentimentalmente" a questo disco, perchè è il secondo album degli Stones che ho acquistato in tempo reale e perchè è il disco che mi ha "accompagnato" al concerto del 26 luglio 1990 al Flaminio: il giorno più bello della mia vita!
Ad ascoltarlo oggi però mostra tutta la sua debolezza, soprattutto nella produzione e negli arrangiamenti. Contiene però alcune canzoni che mi piacciono molto (anche se andrebbero riarrangiate/suonate con un tiro più...Stones). Tra queste "Sad Sad Sad" e "Rock and A Hard Place", oltre a "Can't Be Seen" (adoro Keef che canta...sempre).

°°°
Prossimamente in arrivo le classifiche dei live e dei dischi più belli...so keep in touch!

martedì 20 aprile 2010

3.7.69 Brian Jones - Morte di un Rolling Stone




3 Luglio 1969.
Una data impressa a fuoco nella memoria degli appassionati di musica rock, in particolare dei fan delle Pietre Rotolanti.

La sera del 3 luglio di quarantuno anni fa, infatti, Brian Jones - il biondo chitarrista e fondatore dei Rolling Stones - moriva annegato nella piscina di Cotchford Farm, la lussuosa villa dell’Essex appartenuta in precedenza allo scrittore A.A. Milne, l’inventore dell’orsetto Winnie The Pooh.

La morte di Jones resta ancora oggi avvolta nel mistero, tanto da far ciclicamente circolare le voci di una riapertura delle indagini.

Si trattò di un evento accidentale, come sostenne la polizia all’epoca?
O di omicidio, come invece ritengono alcuni fan e giornalisti che hanno studiato a fondo il caso?

Alcune chiavi di lettura di quella vicenda arrivano da Andrea Valentini in “3.7.69. Brian Jones. Morte di un Rolling Stone” (Tsunami, euro 16).

Un libro che, partendo dalle pubblicazioni già uscite in precedenza (il libro di Mandy Aftel "Death of a Rolling Stone", quello di Anna Wohlin "The Murder of Brian Jones" e altri), prova a mettere assieme i tasselli del puzzle.

Confrontando testimonianze spesso contraddittorie, analizzando le circostanze in cui si consumò quella morte, arrivando ai nostri giorni con le richieste (spesso poco chiare) di riapertura delle indagini, Valentini - con il suo stile giornalistico e 'noir' - racconta, soprattutto ai neofiti, cosa accadde subito prima e subito dopo quella maledetta sera d'estate.

Ma il mistero rimane. Così come il fascino e la leggenda che ancora oggi avvolgono la figura di Brian Jones.