giovedì 25 novembre 2010

Salve le carte di Piazza Fontana


La vergognosa sentenza sulla bomba di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974, 8 persone morte, 102 ferite) non ha fatto altro che riaprire una sanguinosa ferita sulle stragi di Stato.

Stragi in cui una parte consistente degli apparati di sicurezza, in teoria al servizio della Repubblica e della democrazia, deviarono verso tentazioni golpiste e reazionarie.
Colpendo nel mucchio, uccidendo decine di persone innocenti e ferendone gravemente a centinaia.

E' per questo che la democrazia italiana non potrà avere un futuro se non si farà chiarezza su quelle stragi, sui livelli di collusione, sulle responsabilità.

Per far chiarezza su quanto avvenuto è importante tener viva la memoria e chiedere che i documenti secretati siano resi pubblici.

E', quindi, una buona notizia che l'immenso archivio dei processi sulla strage di Piazza Fontana, abbandonato per anni negli scantinati del tribunale di Catanzaro, sia stato finalmente salvato e digitalizzato.

Potete leggere l'articolo su Repubblica, cliccando qui

Sempre su Repubblica.it potete firmare l'appello affinchè lo Stato si decida a rendere accessibili i suoi archivi su quelle stragi che ancora oggi reclamano giustizia.

mercoledì 24 novembre 2010

CUT - Annihilation Road (Go Down)


Ho apprezzato i bolognesi Cut sin dai loro esordi, ma devo dire che - soprattutto quando in molti sbavavano per loro nei primi anni Duemila - ho sempre teso a ridimensionarli.
Forse perché sono spesso e volentieri un bastian contrario. O forse perché ho sempre ritenuto che i gruppi italiani per uscire dal loro provincialismo e dalla loro autoreferenzialità debbano confrontarsi con i gruppi e le scene internazionali, e non solo prenderli a modello e scimmiottarli.
Per cui ogni qual volta ascoltavo un nuovo disco dei Cut, per quanto bello e incisivo fosse, lo trovavo sempre una spanna al di sotto di quelli delle più accreditate formazione straniere.

Questa volta no.

Giunta al quinto album, con un percorso sincero e coerente, e senza aver gettato la spugna in un panorama musicale (quello italiano) sempre più asfittico e desolante, la formazione guidata da Ferruccio Quercetti centra pienamente il bersaglio. E lo fa in virtù di un sound che ha saputo limare ogni eccesso, senza perdere in potenza e in forza comunicativa: un cocktail ad alto tasso alcolico di punk, blues, noise e rock’n’roll.
A certificare, poi, la raggiunta dimensione internazionale del terzetto bolognese sono le collaborazioni di questo album. “Annihilation Road” è stato registrato a New York da Matt Verta-Ray, sodale di Jon Spencer negli Heavy Trash e, prima ancora, chitarrista e mente dei newyorkesi Speedball Baby. Il disco è stato poi masterizzato da Ivan Julian che in molti ricorderanno al fianco di Richard Hell nei suoi leggendari Voidoids.

E’ rock contemporaneo, nervoso e tagliente, quello contenuto nelle quattordici tracce di “Annihilation Road”. Musica che vuole colpire duro, che non lascia spazio ad ammiccamenti commerciali e che va dritta al bersaglio.

La partenza è al fulmicotone con la title-track e la non meno impattiva “Strange Kind of Feeling”, mentre in “Awesome” emerge lo spettro dei Fugazi soprattutto nell’iniziale giro di basso. E se in “She Gave Me Water” i Cut giocano tutto sui chiaroscuri, nella fase centrale del disco tirano fuori una triade di canzoni di punk blues dissonante e ricco di scorie noise come “All Our Dues”, in cui si avverte l’infusso della Blues Explosion, “The Light” e “Summertime”.

Ma il meglio deve ancora venire: con il dinamismo sonoro che avvolge “Smash The Playground” e soprattutto con “Soul Fire”, un episodio notturno, ipnotico e affascinante, vetta artistica di un album senza sbavature né cali di tensione. Uno dei dischi più riusciti del 2010. Non soltanto italiani.

martedì 23 novembre 2010

THE BELLRAYS - "Black Lightning" (Fargo)


“Maximum Rock’n’Soul”: è questa la formula con cui i californiani BellRays definiscono da sempre la loro cifra stilistica. La band di Riverside, California, guidata dalla coppia formata (anche nella vita) da Lisa Kekaula e Bob Venuum, nonostante i ripetuti cambi di line-up, giunge oggi alla settima prova. In splendida forma.

Al punto che “Black Lightning” pare essere il disco più maturo e completo fin qui realizzato dal quartetto americano. Senza recedere neppure un po' da quella fiera attitudine soul e punk con cui hanno sempre caratterizzato le loro mosse sul palco e in studio, i BellRays distillano dieci nuove canzoni che mettono perfettamente a fuoco il senso del loro credo sonoro. A partire dalla title-track che apre l’album: una sintesi del rock dal grande impatto sonoro ed emotivo che la band sa generare con chitarre sature, volumi altissimi, una sezione ritmica che non sbaglia un colpo e la voce, calda e aggressiva, di Miss Kekaula.

Sugli scudi pure le deraglianti “Hell On Earth” e “Living A Lie”, due brani che filano come un treno sparato a tutta velocità e travolgono qualunque cosa gli si pari innanzi. La tensione si smorza con “Sun Comes Down”, splendido episodio di scuola Stax/Motown, con un riuscito arrangiamento d’archi e i cori femminili che fanno risaltare ancor di più il carisma e la voce della singer di colore.

“On Top” non tradisce il titolo che porta, essendo la vetta creativa di “Black Lightning”: mirabile esempio di high-energy rock’n’roll del Ventunesimo secolo, un bolide perfettamente oliato in ogni suo ingranaggio, che non sbanda in curva e va dritto all’obiettivo. Con “Anymore” i BellRays si inoltrano ancora in territori black con un brano, imperniato sulla voce sofferta e intensa di Lisa, che tocca le corde più sensibili del nostro animo. Mentre “Power To Burn” è l’episodio più diretto dell’album, un classico rock’n’roll di due minuti, semplice ma efficace. “Everybody Get Up” è ancora più hard sotto il profilo strumentale, ma con la voce roca e potente di miss Kekaula e un assolo d’altri tempi a fare la differenza. Potenza che ritroviamo anche nella superba “Close Your Eyes” che si apre verso soluzioni più liriche prima di sfociare in “The Way”, un ispirato brano soul alla maniera dei “girls group” degli anni Sessanta che chiude i solchi di "Black Lightning". Un album che, assieme all'esplosivo "Let It Blast" (1998) e al più meditato "Have A Little Faith" (2006), rappresenta il vertice della produzione discografica del favoloso quartetto californiano. Oltre ad essere, senza tema di smentita, uno dei dischi migliori di questo 2010 che volge al termine.

lunedì 22 novembre 2010

Scott Morgan -S/T (Alive)




Dopo le ultime eccellenti prove con The Solution, Powertrane e Hydromatics, Scott Morgan ha pensato che fosse venuto il momento di realizzare un album da solista. Così l’ex cantante e chitarrista della leggendaria Sonic’s Rendezvous Band (e prima ancora dei Rationals) ha raccolto attorno a sé alcuni tra i più rispettati musicisti della Motor City e tirato fuori un album che trasuda black music e gronda emozioni a ogni nota.

Accanto a lui troviamo Matthew Smith (piano, chitarra, cori), Chris Taylor (chitarra, cori), Dave Shettler (batteria, cori) e soprattutto, al basso, l’ex Dirtbombs e produttore (dei White Stripes, tra gli altri) Jim Diamond presso i cui famosi Ghetto Recorders è stato registrato l’album.

Scott Morgan, “il bianco con la voce da nero”, ancora una volta non fa nulla per nascondere le sue radici e nelle undici tracce di questo eponimo lavoro fa professione di fede nel R&B e nel soul con un programma sonoro equamente diviso tra cover e brani originali.

La partenza è con una versione di grana grossa di “Something About You” dei Four Tops che scivola poi nel fascino soul di “Fallin’ For Ya” e nell’esuberante “She’s Not Just Another Woman”, straordinario pezzo R&B originariamente firmato dagli Eight Day di Detroit.
Tra gli originali spicca invece l’effervescente “Summer Nights”, dagli umori funky, che ricorda vagamente “Purple Haze” ed è arricchita da cori. Mentre la cover di “Since I Lost You Baby” di Jerry Butler mette in luce tutto il lirismo di cui è capace Scott.

Un ipnotico riff blues-rock riveste “Lucy May”, mentre è il groove a risaltare in “Mississippi Delta” (Bobbie Gentry) e “Memphis Time”. Ma non è ancora finita: ci sono due cover rese superbamente, l’affascinante “Do I Move You” di Nina Simone e la stilosa “Bring It On Home To Me” dell’immortale Sam Cooke, e soprattutto “Highway” in cui, per un attimo, Scott Morgan e i suoi sodali abbandonano la black music e si fanno trascinare nell’hi-energy rock’n’roll alla Sonic’s Rendezvous Band con un pezzo tanto breve quanto incisivo.

Perfetta conclusione di un disco che è una nitida fotografia della carriera e dell’attitudine di Scott Morgan: onesto, appassionato, senza compromessi.

lunedì 15 novembre 2010

EIGHTIES COLOURS on air




La puntata de "La Cantina del Rock" dedicata a "Eighties Colours" è adesso disponibile in podcast.

La trovate cliccando qui
oppure copiaincollando il seguente link: http://www.e-x-p.it/06rp.html

Buon ascolto dal sottoscritto...e da Roberto Colella/Wolfman Bob!

Keep the fuzz!!!

domenica 14 novembre 2010

RADIO BIRDMAN "Live In Texas" (Crying Sun)


Riformatisi improvvisamente nel 1996, i Radio Birdman - il più leggendario gruppo australiano - sono rimasti sulla breccia per undici anni. Fino al 2007, anno in cui hanno definitivamente posto la parola fine alla loro straordinaria avventura musicale.

Nei due lustri in cui sono stati nuovamente assieme Rob Younger, Deniz Tek e soci hanno lasciato il segno: con due dischi, il live “Ritualism” (1997) e l’album “Zeno Beach” (2006), e soprattutto con una serie di tournèe entusiasmanti, tre delle quali hanno toccato anche l’Italia, rispettivamente nel 2003, 2006 e 2007.

La formazione dell’ultimo tour si componeva dei tre membri originali Rob Younger alla voce, Deniz Tek e Chris Masuak alle chitarre, più l’ex Barracudas e New Christs Jim Dickson al basso e Russell “Rusty” Hopkinson alla batteria. La band aveva dovuto rinunciare al tastierista Pip Hoyle, scosso dalla morte prematura del figlio adolescente Will, e questo aveva privato la band di uno dei suoi elementi più originali e fantasiosi. Per ovviare all’assenza determinante di Pip, i Birdman allora puntarono tutto sull’energia. Su un set tirato allo spasimo, vibrante, spigoloso. E su una scaletta perfetta in cui i nuovi i brani si incastonavano con quelli vecchi e con le cover (tre, rispettivamente di Who, Kinks e Blue Oyster Cult).

Concerti dal grande impatto sonoro ed emotivo, che oggi sono documentati da questo “Live In Texas”, pubblicato dalla Crying Sun/Citadel del mai troppo celebrato John Needham.

Sedici brani che fotografano l’energia, il calore, la grinta emanati dai Radio Birdman nel loro tour d’addio e, in particolare, nei due show tenuti a Austin e Houston nel giugno del 2007. Anthem punk come “Murder City Nights” o “What Gives” cedono il passo a episodi più recenti, ma non meno incisivi, come “We’ve Come So Far, To Be Here Today” o “You Just Make It Worse”. Le cover di “Circles” e “Til The End Of The Day” mostrano una nuova veste, più dura, mentre i wah-wah di Tek e Masuak e la voce oscura e lirica di Rob Younger sono le armi vincenti in un classico come “Hand Of Law” e nella nuova, splendida “Locked Up”. Ma anche nel finale effervescente di “I-94” che scivola senza soluzione di continuità in “Hot Rails To Hell” dei Blue Oyster Cult. Passato e presente che si fondono. Un addio al fulmicotone. Un disco live di rara potenza, non solo per i fan del gruppo australiano.

* * *

Puoi leggere questa recensione anche su Freak Out:
http://www.freakout-online.com/album.aspx?idalbum=2072

sabato 13 novembre 2010

EIGHTIES COLOURS a "La Cantina del Rock"



30sima presentazione (undicesima in radio) di EIGHTIES COLOURS.

L'invito a cui non potevo dire di no è di Bob Colella/Wolfman Bob, amico e conduttore de La Cantina del Rock, programma radiofonico che da circa un mese è tornato in onda sui 103.3 di Radio Popolare Roma, dopo una pausa legata alla chiusura dell'ormai storica Facoltà di Frequenza a Siena.

Oggi sabato 13 novembre, a partire dalle 18,30, sarò in studio con Wolfman Bob per parlare degli "altri" anni Ottanta italiani, del lavoro svolto per raccontare la scena neo-Sixties italiana e soprattutto per mandare in onda i suoni provenienti dall'undergound garage, beat e psichedelico tricolore di venti e passa anni fa.

Se siete a Roma, potete sintonizzarvi sui 103.3 mhz in FM.
Oppure godervi la diretta in streaming su Internet all'indirizzo www.radiopopolareroma.it

Restate sintonizzati e se avete delle richieste di gruppi/brani da ascoltare lasciate un commento nei post. Bob e io cercheremo di accontentarvi...

Keep the fuzz!