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martedì 22 maggio 2012

Un bene confiscato alla 'ndrangheta per il Cartella


L'attentato incendiario al CSOA "Cartella" è stato un duro colpo inferto alla democrazia e al vivere civile della nostra città.
Allo stesso tempo, però, ha rappresentato una sorta di boomerang per le forze oscure che controllano Reggio Calabria e che vorrebbero avere su di essa il dominio assoluto. Anche su quei luoghi che rappresentano il simbolo di un pensiero diverso: diverso dalle logiche del mercato, del profitto, della violenza mafiosa, dell'indifferenza, della sopraffazione.

Gli attestati di solidarietà arrivati copiosi agli attivisti del "Cartella" dimostrano che la città non è completamente narcotizzata, non è totalmente assuefatta alla violenza e alla mentalità mafiose.
La parte migliore di Reggio si è schierata al fianco del CSOA senza se e senza ma.
Sono state messe da parte, come è giusto che sia, le differenze ideologiche, le posizioni distanti, le vedute diverse.

Domani pomeriggio al Teatro Siracusa (un altro importante luogo della città che è tornato a vivere e a produrre cultura, sottratto all'oblio e alle mire di chi voleva farne l'ennesima attività commerciale) si terrà un'assemblea pubblica, alle ore 17,30. E poi sabato 26 un grande corteo a Gallico con la giornata che proseguirà all'anfiteatro del Centro sociale con teatro e musica. Mentre domenica 27 si terrà il consueto mercato delle autoproduzioni, la fiera della decrescita, con "incursioni" del cantastorie Nino Racco.

Paradossalmente l'incendio del "Cartella" rappresenta una grande possibilità per il Centro sociale: quella di aprirsi nuovamente alla città e di diventare il luogo simbolo delle realtà antagoniste al pensiero mafioso e a quella gelatinosa area grigia che avvolge Reggio e, di fatto, la controlla.
Può diventare, come era stato all'inizio, il perno attorno al quale si riuniscono e si organizzano le associazioni cittadine che pensano e lavorano a una città diversa.

Aggiungo di più e faccio una proposta choc a chi amministra questa città.
La scorsa settimana sono stati confiscati a Gioacchino Campolo, il re dei videopoker vicino alle cosche, beni mobili e immobili per 330 milioni di euro.
Un patrimonio che, solo in città, può contare su 240 tra appartamenti e locali commerciali.
Tra questi anche l'ex Cineteatro "Margherita" utilizzato negli ultimi anni come sede del comitato elettorale dell'ex sindaco e ora presidente della regione Calabria, Giuseppe Scopelliti.

Dopo l'imbarazzante silenzio del sindaco Arena sull'attentato al "Cartella", sarebbe un gesto di discontinuità con la Giunta precedente (che non ha mai spiegato i rapporti di Scopelliti con il signor Campolo) e soprattutto una ferma presa di posizione per la democrazia e contro la 'ndrangheta affidare il "Margherita" ai ragazzi del CSOA "Cartella" per farne, nel salotto buono della città, un luogo di discussione, di incontro, di proposta culturale (o meglio, controculturale).
Uno spazio aperto dove tenere assemblee pubbliche, concerti, teatro, cinema, attività sociali e ricreative fuori dalle logiche del profitto.
Sarebbe un gesto forte e rivoluzionario.
Sarebbe a dire che la democrazia non è un concetto astratto e che va difesa soprattutto quando sono i propri avversari politici (in questo caso i militanti del "Cartella") a essere vittime della violenza e della sopraffazione mafiose.

martedì 15 maggio 2012

Io sto con il Cartella!

Un incendio doloso la scorsa notte ha distrutto completamente il Centro Sociale "Angelina Cartella" di Reggio Calabria. La mano è fascista: le "firme" lasciate sulla piazzetta esterna sono inequivocabili. Ma la regia non è politica, o almeno non è soltanto politica. Nella città della 'ndrangheta e dei "Boia chi molla" un posto come il "Cartella" evidentemente dava fastidio a molti. Da tempo il CSOA era al centro di una serie di attacchi intimidatori: lampioni rotti, colla inserita nei lucchetti, gli alloggi della colonia felina devastati. Un'escalation che sembrava aver raggiunto l'acme nella notte del Primo Maggio con un furto all'interno delle cucine, messo a segno appositamente per boicottare le iniziative della giornata. Per questo motivo proprio la settimana scorsa il CSOA reggino aveva lanciato la campagna di solidarietà "Io sto con il Cartella". Nessuno, tuttavia, si attendeva quello che è successo. Nonostante negli scorsi anni ci fossero stati ben due tentativi di incendio. L'attentato è stato pianificato e realizzato "a regola d'arte": rotte le catene con le tronchesine, ignoti si sono introdotti nella sala principale del Centro dandole fuoco dall'interno. Le fiamme hanno distrutto tutto, avvolgendo anche il tetto in legno, che è crollato. Finanche l'intonaco si è staccato dalle pareti. In pratica del "Cartella" non rimane più nulla, ad eccezione della struttura esterna in muratura. Stamattina al Centro le facce erano scure, i musi lunghi. Sgomento, rabbia, disillusione, i sentimenti prevalenti. Qualcuno però tentava di sdrammatizzare, con una battuta. Pur colpiti i militanti del "Cartella" si dicono decisi a non mollare. A non cedere al ricatto. Non è questo il momento. Tra meno di due ore si terrà un'assemblea. Anche chi, come il sottoscritto, non è un frequentatore del Centro o non ne condivide la linea politica, di fronte a un attentato del genere è chiamato a esserci. La cosiddetta società civile deve battere un colpo: un attentato del genere non è solo un attacco politico. E' un attacco al cuore stesso della democrazia. Qui 'ndrangheta e politica, mafia e fascismo, si sono unite. Sono due facce della stessa medaglia. Non essere solidali con il Cartella oggi significa accettare supinamente questa saldatura criminale. Ecco perchè "Io sto con il Cartella".

giovedì 29 dicembre 2011

BE-IN: tonight is the (third and last) night!


...e siamo arrivati alla chiusura col botto!

Il BE-IN,l'happening underground che ha rimesso Reggio Calabria sulla mappa del rock indipendente tricolore si conclude stasera (ore 22:30 - Vintage Music Club).

Dopo l’apertura sulle note del rock nord europeo dei Fjelds e l’atmosfera Sixties del secondo appuntamento con la psichedelia multicolore di The Out Key Hole, sul palco del Vintage saliranno i Soviet Soviet.

La band è l’espressione più alta della new wave italiana che è riuscita a conquistare l’estero: in Russia, Bulgaria e Romania, i Soviet Soviet sono star invitate dalle reti televisive nazionali.
In America, già con il primo singolo, hanno catturato i consensi di Pitchfork, la bibbia del rock indipendente mondiale. Attualmente sono in rotazione sulle frequenze dell’inglese BBC, che sta anticipando il loro prossimo tour nel Regno Unito.
E anche Simon Reynolds, tra i più influenti critici musicali contemporanei, li ha menzionati nel suo nuovo libro “Retromania”.
I Soviet Soviet suonano un’accezione più frenetica della cold wave che ha reso immortali i Joy Division. Con tre soli Ep all’attivo sono riusciti a rappresentare al meglio l’attitudine dell’urgenza italiana proiettata verso i confini stranieri.

Se siete a Reggio non mancate all'evento più "cool" dell'area dello Stretto.
E dopo il concerto la festa continua con vari DJ che si alterneranno alla consolle per tutta la notte.

Turn on, tune in, BE-IN!!!

giovedì 22 dicembre 2011

Today is the (second) day: BE-IN!!!



Il (secondo) countdown è finito. Stasera ritorna il BE-IN.

Sempre al Vintage Music Club (via del Torrione, 89-91) e sempre alle 22:30.
Protagonista dell'happening di questa sera una band che fa della riscoperta del Sixties-sound la sua originale cifra stilistica: si chiamano The Out Key Hole, arrivano da Messina e la loro intrigante formula musicale ha ottenuto consensi in Italia e all’estero.

Sono di ritorno da una serie di date a Londra, dove tra il pubblico entusiasta che ha preso parte alle loro esibizioni c’era anche Tjinder Singh dei Cornershop, la band anglo-indiana che tutti ricordano per l’hit mondiale “Brimful of Asha”.

Con l’album d’esordio “Dreams In Waking State”, pubblicato qualche mese fa dalla Teen Sound, The Out Key Hole hanno colpito l’attenzione della critica specializzata, ottenendo recensioni più che lusinghiere sulle principali riviste musicali. Oltre all’appoggio incondizionato di James Lowe della leggendaria 60's band americana Electric Prunes che ha firmato le note di copertina del disco.

Alle prese con suoni e strumenti volutamente vintage, e con un light-show visionario, la formazione messinese accompagnerà il pubblico in un viaggio spazio-temporale nell’atmosfera magica del freakbeat psichedelico.
E per una notte il Vintage Music Club si trasformerà nell’Ufo Club di Londra, anno di grazia 1967.

Non mancate: turn on, tune in, BE-IN!!!

giovedì 15 dicembre 2011

BE-IN: today is the (first) day!!!!



Il countdown è finito! Stasera si parte con il BE-IN, l'happening underground che tre agitatori culturali (incluso il sottoscritto!) hanno organizzato a Reggio Calabria per tre giovedì consecutivi di dicembre: 15, 22 e 29.

Coordinate: Vintage Music Club, via del Torrione 89-91, ore 22,30.
Ingresso gratuito

Ma cos'è il BE-IN? E' una mini-rassegna dedicata alla musica “made in Italy” meno convenzionale. Ma è anche molto di più.
E' un happening underground, una festa che inizia con un live-show e prosegue con un DJ set.
E' il posto giusto in cui incontrarsi, condividere una serata assieme, vedere un concerto dal vivo, ballare (se si ha voglia), chiacchierare tranquillamente con un cocktail o una birra in mano.

Ma è anche un'occasione per rimettere Reggio Calabria sulla mappa della musica indipendente. Provando a farlo con stile.
A partire dalla grafica: l’artwork del BE-IN è opera di Paulette Du, una delle più apprezzate poster artist italiane che ha interpretato lo spirito dell’happening con il suo accattivante tratto rock’n’roll.

E poi anche con la scelta di un orario (22,30) che metta finalmente d'accordo tutti: chi al mattino dopo deve andare a scuola o al lavoro e chi può permettersi di tirar tardi ballando fino a notte fonda sulle selezioni dei DJ set after-show.

Vediamo ora chi sono i gruppi protagonisti di questo happening underground.

Aprono i reggini Fjelds (15 dicembre), un quartetto che si potrebbe musicalmente definire “ipnagogic folk” con un chiaro riferimento alla scena del Nord Europa e anche alla fase di veglia notturna che i brani richiamano.
Proprio in questi giorni la band sta registrando il proprio album d’esordio
composto da canzoni che saranno presentate in anteprima al BE-IN.

Di ritorno da una serie di date a Londra e artefici di uno dei dischi dell’anno, “Dreams In Waking State” su Teen Sound, la sera del 22 dicembre saranno di scena The Out Key Hole.
La visionaria formazione messinese, alle prese con suoni e strumenti volutamente vintage, accompagnerà il pubblico in un viaggio spazio-temporale nell’atmosfera magica del freakbeat psichedelico.

Chiusura affidata, il 29, ai Soviet Soviet, band cold-wave di Pesaro che - con tre dischi e innumerevoli live-show all’attivo - ha conquistato un posto d’onore nelle radio e nelle tv dell’est Europa, catturando encomi su Pitchfork (la bibbia dell’indie-rock mondiale), dalle frequenze della BBC, oltre che l’attenzione di Simon Reynolds, il più autorevole critico musicale contemporaneo.

Se siete a Reggio Calabria o nei paraggi il 15, 22, 29 dicembre...non mancate!

Turn on, tune in, BE-IN!!!


domenica 11 dicembre 2011

Dieci anni senza Italo



Dieci anni fa se ne andava, silenziosamente, Italo Falcomatà.
Il sindaco della "primavera di Reggio".
Il sindaco del sorriso.
Il sindaco della gente.
Il sindaco che vedevi passeggiare per strada.
Il sindaco che amava profondamente la sua città.
Il sindaco che ascoltavi parlare senza retorica e che avvertivi non aveva altro interesse se non quello di Reggio.

Un sindaco che ha cambiato profondamente il volto di Reggio Calabria, ma non ha cambiato i reggini. Che, infatti, alle successive elezioni gli hanno voltato le spalle, tornando a votare a destra. Lasciandosi inebriare per un decennio dalle chiacchiere, dalla propaganda di bassa lega, dalla politica "panem et circenses", dai favori distributi a pioggia, del giovane rampante Scopelliti con il suo tanto decantato "modello Reggio": politica di immagine e non di sostanza, soldi pubblici sperperati, consulenze a go-go, infiltrazioni mafiose all'interno del Comune e delle sue società miste. Un verminaio.

Anche per questo la figura di Italo Falcomatà appare ancor più grande: un gigante della politica rispetto ai nani che governano la città e la Regione e, fino all'altro ieri, hanno governato il paese.
E anche per questo il vuoto lasciato dalla sua scomparsa rimane assolutamente incolmabile.

mercoledì 26 ottobre 2011

In città c'è qualcuno che non dimentica



Sono passati 41 lunghi anni, non è mai stata fatta luce su un atroce delitto che nel settembre del 1970 costò la vita a cinque ragazzi. Cinque anarchici. Che avevano scoperto molte cose sulle trame eversive (servizi deviati, massoneria, 'ndrangheta ed estrema destra) che covavano in Italia in quegli anni e che avevano trovato un laboratorio fertile nella Rivolta di Reggio.

Eppure, dopo 41 anni, in città c'è ancora qualcuno che non dimentica...

(Per saperne di più su Gianni Aricò, Angelo Casile, Franco Scordo, Annalise Borth e Luigi Lo Celso ricordo l'indispensabile volume di Fabio Cuzzola "Cinque anarchici del Sud")

sabato 30 luglio 2011

Addio Ciccio!



La notizia è giunta improvvisa ieri sera e mi ha colpito come un pugno allo stomaco: è morto Ciccio Svelo.

Avvocato, conduttore radiofonico e agitatore culturale, Ciccio Svelo era molto conosciuto in città.
Ci conoscevamo da oltre 20 anni e anche se da molto i nostri percorsi umani e professionali ci avevano allontanati c'era stato un tempo nelle nostre vite in cui eravamo grandi amici.

Io avevo poco meno di 20 anni, lui 26/27.

Trasmetteva a Radio Touring 104 e io ero tra gli avidi ascoltatori del suo programma "Frontiere".

Ciccio Svelo è stato importante negli anni della mia formazione musicale.
Era un conduttore radiofonico appassionato e preciso, ogni trasmissione era preparata con cura e dedizione.

Ricordo le telefonate quotidiane, ogni pomeriggio alle 14 (puntuali), per parlare di musica, delle nuove uscite, delle etichette indipendenti, dei nuovi promo che ci erano arrivati (a lui per la radio, a me per "Urlo" e per le svariate fanzine per le quali scrivevo all'epoca), della scaletta del programma che stava preparando.
Idee, consigli, suggerimenti, opinioni.

In quegli anni di formazione, Ciccio è stato per me una guida. Una sorta di Virgilio che mi ha condotto nell'universo della radiofonia indipendente che a Reggio Calabria, a cavallo tra la fine degli anni 80 e i primi 90, aveva un solo nome: I Sotterranei.

Il palinsesto notturno di Radio Touring da fare invidia, per varietà e qualità dei programmi, a Radio Rai.
Un gruppo di persone che per un periodo breve ma intenso decise anche di cimentarsi nell'organizzazione di concerti underground in città.

Devo a loro, ai "Sotterranei" (e a Ciccio in particolare), la mia "affiliazione" al mondo della radio e la frequentazione degli ambienti underground.
Ricordo i concerti degli Overlord di Roma (con gli Stoned di Polistena come gruppo spalla), dei Views di Brescia e, più avanti, degli Uzeda.
E ancora quelli a cui non partecipai: i Wilderness Underground, gli Sleeping Dogs Wake...

Fui tra i pochi amici eletti a partecipare al suo matrimonio, la cui rottura - qualche anno dopo - lo portò ad un periodo di isolamento, quasi da eremita.

Da allora entrare "in contatto" con lui mi è sempre stato difficile. Anche in anni recenti, in cui era impegnato in mille battaglie (dal movimento No Ponte alla difesa dei migranti) e nuovi progetti radiofonici sul web, ci vedevamo poco e parlavamo ancora di meno.

Ma Ciccio rimane una delle persone con cui ho condiviso una parte importante della Strada...
E lo voglio ricordare con affetto, sperando che la terra o le acque dello Stretto che tanto amava lo accolgano con un sorriso.

Adiòs amigo!

mercoledì 4 maggio 2011

A Reggio si vota, ma la città sprofonda nell'indifferenza



Una fotografia della città dello Stretto a due settimane dal voto


I tempi delle allegre notti danzanti sul lungomare e delle passerelle di Valeria Marini sul corso Garibaldi sono finiti per sempre. Spariti in un lampo assieme alla poltrona dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti (Pdl), volato verso mete più ambiziose: la presidenza della regione Calabria.

Eletto dai calabresi con un plebiscito, l’enfant prodige della destra reggina ha lasciato dietro di sé un cumulo di macerie. E una città che si interroga su un futuro incerto, sospesa com’è tra una crisi economica devastante, una classe politica sempre più divisa in lotte intestine a destra come a sinistra e il degrado che avanza.

Per rendersi conto che i tempi sono cambiati basta fare un giro per la città dello Stretto. Cumuli di spazzatura attorno ai cassonetti, strade che sembrano una groviera, lavori pubblici lasciati a metà. La Villa comunale, un tempo abituale meta di famiglie e bambini, giace in uno stato di abbandono, sfregiata da ingombranti opere in muratura iniziate e mai finite. Sul piazzale della Libertà della prevista fontana circolare che avrebbe dovuto sancire la grandeur della passata amministrazione resta solo l’enorme base di cemento circondata dalle erbacce.




Di fronte c’è il Quiiper, l’ipermercato simbolo della crisi economica che attanaglia la città. Fa parte dell’impero in disfacimento della Gdm, il più importante gruppo della grande distribuzione in provincia che un mese fa ha portato i libri contabili al tribunale fallimentare.
Oltre ai tre Quiiper dislocati nei luoghi strategici della città, stanno per chiudere anche decine di piccoli supermercati Carrefour express, di proprietà dello stesso gruppo, presenti in ogni quartiere. A rischiare il posto non ci sono solo i mille dipendenti dell’azienda, ma anche i lavoratori dell’indotto: quasi duemila persone. Come se a Torino chiudesse la Fiat.




La crisi investe un altro fiore all’occhiello dell’economia reggina: la Mauro Caffè, una volta leader in Calabria e tra i nomi più importanti del settore a livello nazionale. L’azienda, passata tre anni fa nelle mani dell’imprenditore Fabrizio Capua, attuale assessore regionale ai programmi speciali dell’Unione Europea, sembra non navigare in acque tranquille, secondo quanto denunciano i sindacati.

E il settore pubblico non sta meglio. Da mesi sono senza stipendio i dipendenti della Multiservizi, la società mista del Comune per gli interventi di manutenzione, su cui ha messo le mani la criminalità organizzata. Ai primi di aprile, durante un’operazione antimafia in cui sono finite in manette ventisei persone, è stato arrestato il direttore operativo Giuseppe Rechichi. Per i magistrati che conducono le indagini, non solo un referente della potente cosca Tegano ma in passato anche uomo di fiducia dei killer durante la guerra di mafia. La prova provata che la ‘ndrangheta controlla anche le società a capitale pubblico.

Con questo quadro preoccupante la città va alle elezioni. A Reggio non c’è aria di cambiamento, la gente è come assuefatta e la politica non offre un grande spettacolo. Una volta eletto governatore Scopelliti, la destra è implosa: il sindaco facente funzioni Giuseppe Raffa ha subito attacchi violenti da parte dei suoi stessi assessori, con una crisi in giunta e relativo rimpasto che ha lasciato strascichi velenosi. Alla fine Raffa ha strappato una difficile candidatura alla Provincia, mentre al Comune il candidato del centrodestra è risultato Demetrio Arena, un uomo di fiducia dell’ex sindaco: fu infatti Scopelliti a nominarlo amministratore unico dell’Atam, la municipalizzata che si occupa dei trasporti pubblici. Mentre Futuro e libertà ha presentato un proprio candidato, il carneade Carlo Sbano.

A sinistra le cose non vanno meglio: invece di puntare su un candidato unitario l’opposizione si è frantumata. E gli aspiranti alla poltrona di sindaco, nell’area progressista, sono diventati tre. Un guazzabuglio difficile da decifrare. Massimo Canale, consigliere comunale uscente ed ex segretario del Pdci, è stato sconfessato dal suo vecchio partito ed è oggi sostenuto da Pd, Rifondazione Comunista e da due liste civiche. I vendoliani di Sinistra e Libertà hanno stretto un accordo con Italia dei Valori e Pdci sulla candidatura di Aldo De Caridi dell’Idv (già passato per l’Mpa di Lombardo), tra i mugugni di molti militanti. C’è poi l’outsider Giuseppe Siclari, del Partito Comunista dei Lavoratori. Il terzo polo invece ha deciso di candidare il potente Giuseppe Bova, ex presidente del Consiglio regionale uscito recentemente dai ranghi del Partito democratico. Chi vincerà? A Reggio Calabria nessuno azzarda previsioni. L’impressione, in questo momento, è che a perdere sia solo la città.

lunedì 16 agosto 2010

EIGHTIES COLOURS a Reggio Calabria


Stasera, alle ore 20, nuova presentazione di EIGHTIES COLOURS.
Dopo un lungo tour di 15 date, finalmente nella mia città: REGGIO CALABRIA.
Sul Lungomare Falcomatà, al Riviera Caffè...sotto al Monumento ai Caduti.

Con il mio amico, scrittore e storico, Fabio Cuzzola, parleremo degli altri anni 80, della scena garage, beat e psych italiana di quel decennio, di cosa è riuscita (o non è riuscita) a proporre la città in termini musicali e di cosa è rimasto di quel decennio solo in superficie grigio e plastificato.

Appuntamento alle ore 20...con i colori degli anni Ottanta che continuano a esplodere!

sabato 24 aprile 2010

25 aprile: festa della Liberazione




Nonostante i continui attacchi alla Costituzione e alla Resistenza (l'ultimo in ordine di tempo è di Edmondo Cirielli (Pdl), presidente della Provincia di Salerno, che ha affermato che sono stati gli Usa a liberarci e che i partigiani volevano imporre una dittatura comunista...sigh!), domani si festeggia il sessantacinquesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Chi è a Roma e vuole festeggiare con noi potrà farlo allo Spazio daSud al Pigneto (Via Mogliano da Gentile 170).
La festa sarà doppia perchè festeggiamo anche il primo compleanno della sede di "daSud".

Grande pranzo sociale con i piatti tipici del Mezzogiorno d’Italia, festa di Liberazione per le strade del quartiere,tanta musica, performance teatrali di Telemomò, le storie di "daSud"...e molto altro.

Chi invece si trova a Reggio Calabria potrà festeggiare al Centro Sociale "Angelina Cartella", a Gallico.
Anche a Reggio si tratta di una doppia festa perchè il CSOA compie 8 anni.
Il programma è ricco, a partire dalle 10 di mattina.
Con la fiera della Decrescita (agricoltura naturale, artigianato locale, consumo critico), mostre fotografiche, video, film, concerti, murales e pranzo sociale con i partigiani Aldo Chiantella e Vittorio Calvari.

Sarà un grande giorno di festa...per non dimenticare - in quest'epoca di amnesie e revisionismi di comodo - che la Repubblica e la democrazia sono nate dalla Resistenza antifascista e dalla Liberazione.

Buon 25 Aprile a tutti!

martedì 16 marzo 2010

Twittering news #1




Sabato 13 marzo

Al "No Mafia Day" di Reggio Calabria partecipano solo 300 persone.
Il giorno prima ai funerali di un boss mafioso (vietati al pubblico dal Prefetto) di persone ce n'erano oltre un migliaio.

La mia compagna dice che questi dati non sono sovrapponibili.
Per me sono numeri. E i numeri indicano una tendenza.
Questa è la risposta della città dopo la bomba alla Procura generale, l'auto con esplosivo ritrovata durante la visita di Napolitano e le minacce ai pochi giornalisti "con la schiena dritta" che operano a Reggio.

Tira una brutta aria.

(foto di Francesca Magno, da caffenews.it)

mercoledì 24 febbraio 2010

Ferlinghetti: il beat che ama la pittura



“Poeti, uscite dai vostri studi / Aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte / Siete stati ritirati troppo a lungo / nei vostri mondi chiusi”.
Nel suo “Manifesto Populista” del 1975 Lawrence Ferlinghetti esorta i poeti ad occuparsi della realtà che li circonda e non solo delle astrazioni sul proprio mondo interiore.

Il lirismo e l’impegno politico, del resto, hanno sempre convissuto nell’opera del “Prevert d’America”, affettuosa definizione che di lui diede Fernanda Pivano.
Questi due aspetti della poliedrica personalità artistica di Ferlinghetti, oggi novantenne, si rintracciano non solo nella sua attività di poeta e romanziere, di libraio ed editore controcorrente con la celebre City Lights di San Francisco.

Ma anche in quella di pittore. Attività iniziata sessant’anni fa, ma spesso offuscata dalla fama di intellettuale della Beat Generation. Adesso però l’autore di “A Coney Island Of The Mind”, uno dei libri di poesia più letti al mondo (un milione di copie vendute per oltre venti traduzioni), svela al pubblico italiano la sua cifra di artista visuale.

Con “Ferlinghetti: 60 anni di pittura”, una mostra itinerante tra Roma e Reggio Calabria che si inaugura il 25 febbraio al Museo di Roma in Trastevere per poi spostarsi al foyer del Teatro Cilea della città dello Stretto, dal 5 maggio al primo luglio. In tutto 54 tele di grandi e grandissime dimensioni, realizzate dall’artista americano tra il 1950 e il 2009.

Una retrospettiva che ripercorre tutta la carriera dell’artista. Carriera che, in un arco di tempo così lungo, ha attraversato fasi diverse. Via via l’opera di Ferlinghetti è stata accostata alla lezione dell’espressionismo di De Kooning, alla Transavanguardia italiana, il movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva negli anni Ottanta, fino a giungere a un figurativismo astratto denso di significati.

Il fil rouge che lega tutta l’opera di Ferlinghetti è la coesistenza delle due anime del poeta-pittore: una lirica ed estasiata, l’altra politica, rivoluzionaria, critica. Un dualismo, questo, che Ferlinghetti ha sempre cercato di sintetizzare nelle sue opere. Alcuni dei suoi quadri, come “Against The Chalk Cliffs” (ritratto della prima moglie Kirby Selden Smith) o “The Blue One Looking Darkly”, indugiano sulla dolcezza delle figure femminili, approfondiscono il tema dell’amore e dell’erotismo. È lo stesso artista di San Francisco ad affermare: “Oggi davanti alla coscienza americana dominante, tecnocratica e materialista, molti semplicemente si rinchiudono nei propri gusci. I pittori e i poeti hanno a propria disposizione la fuga lirica, il lirismo puro, in pittura o parole, pura luce non contaminata dall’inquinamento ambientale o politico. Rifiutando l’espressione politica come mezzo espressivo, in questo gruppo di dipinti indulgo in questa fuga lirica”.

Molte altre opere mettono in luce l’indomito spirito ribelle di Ferlinghetti,
la sua critica sferzante a un’America che ha tradito propri ideali.
Come nella serie “Liberty”, iniziata negli anni Ottanta, in cui la Statua della Libertà è l’emblema del sogno americano infranto e deriso.
O nelle opere più recenti, quelle dell’ultimo ventennio, con cui l’artista americano ha voluto dare spazio e voce agli emarginati, all’umanità sofferente, agli ultimi.

Si tratta di quadri dal forte impatto, legati a temi di stringente attualità: l’immigrazione, la lotta per i diritti civili, l’uguaglianza tra uomo e donna, la salvaguardia dell’ambiente, i conflitti in corso.

Tele che vogliono scuotere le coscienze. Come “This Is Not A Man” (1994), forte “j’accuse” al sistema carcerario americano e alla pena di morte.
O la più recente “Ship At Sea” (2006) che affronta il tema dell’immigrazione e la condizione dei “boat people”. Alcune delle opere, esposte in anteprima mondiale, sono recentissime, del 2009: “Dechirée”, “Ka: The Life Force”, “Lady Of Shallot”.

Se siete a Roma o a Reggio Calabria da qui a fine giugno, non perdete l'occasione unica di scoprire il Ferlighetti pittore.
Il beat con la tavolozza, il poeta che ama i colori.

martedì 23 febbraio 2010

Calabria: emergenza democratica





Sembra quasi un segno. La Calabria frana. Frana fisicamente, con la terra violentata dall'uomo che si ribella e travolge tutto. E frana moralmente.

Siamo al punto di non ritorno.

L'intimidazione subita ieri dal collega Peppe Baldessarro, giornalista del Quotidiano della Calabria e corrispondente di Repubblica, segue di neanche un paio di settimane l'attentato incendiario di cui è stato vittima il coraggioso blogger reggino Antonino Monteleone.
Dall'inizio dell'anno sono già 5 i cronisti minacciati dalla 'ndrangheta.
Senza dimenticare la bomba alla Procura generale e l'auto-arsenale fatta ritrovare il giorno della visita in città del presidente della Repubblica.

Tutti segnali inequivocabili. La 'ndrangheta ha alzato il tiro.
E, dopo avere asfissiato con la sua cappa di minacce e soprusi, la società reggina e calabrese, non tollera che ci siano dei tentativi, seppure ancora timidi, di reazione civile e democratica.

I magistrati debbono aggiustare le sentenze. I giornalisti occuparsi d'altro.
Il silenzio deve essere il più assoluto. In Calabria vale solo una legge: la loro.

Siamo arrivati al punto di non ritorno.

E lo si è perchè per troppo tempo si è chiuso un occhio, si è convissuto con la 'ndrangheta pensando che fosse un male minore.
"Fino a quando si ammazzano tra di loro, fino a quando non mi toccano di persona".

Conniventi sono state la politica, le istituzioni, a volte la Chiesa.
Ma conniventi sono stati anche i cittadini, la maggior parte di essi, che hanno in egual misura subito e anche alimentato la "mafiosità": quella dannata mentalità per cui ciò che spetta di diritto si chiede per favore, un individualismo miope in cui il senso civico è un optional da fessi, in cui il "chi te lo fa fare" è la risposta più comune a chi chiede soltanto di poter vivere onestamente e libero da soprusi.

Il cancro si è trasformato in metastasi: oggi la 'ndrangheta è parte integrante della società reggina e calabrese. La 'ndrangheta vive nella politica, nella classe imprenditoriale, nelle professioni.
I mafiosi frequentano i circoli d'elite della "Reggio bene", sono professionisti, imprenditori, politici affermati. Massoni.
Lo diceva il dottor Boemi, lo ripete oggi con forza il dottor Gratteri.
Due dei magistrati che hanno speso la loro vita a lottare contro la 'ndrangheta.

Siamo al punto di non ritorno.
E' arrivato il momento, non più procrastinabile, di tracciare una linea.
E di reagire.

Come sottolinea l'associazione daSud di cui mi onoro di fare parte.
Che oggi rilancia la grande partecipazione al No Mafia Day del prossimo 13 marzo:

"Di fronte a questa situazione allarmante, è necessario rompere gli indugi e ripartire dalla partecipazione, dalla rivendicazione di spazi e diritti, dall’affermazione di un’idea di Calabria che sappia scegliere rigore e progetto.

Subito.

L’occasione della manifestazione nazionale convocata sul web a Reggio Calabria per il 13 marzo – il No Mafia Day - dovrà servire a ragionare di ‘ndrangheta e malapolitica, di lavoro nero e Rosarno, di cattiva informazione e del Ponte sullo Stretto, il vero grande affare delle cosche e può rappresentare un passaggio importante di un percorso lungo e difficile di ricostruzione della nostra identità calabrese".

Il tempo è scaduto. Bisogna scegliere da che parte stare.
O di qua o di là. Il silenzio non è più una scelta possibile.

venerdì 18 dicembre 2009

Tanti sì, un solo no: NO AL PONTE!



Mentre il governo si appresta all'ennesimo grande bluff, quello della posa della "prima pietra" del Ponte sullo Stretto (in realtà si tratta dell'avvio di un'opera ferroviaria, già prevista da tempo, a Villa San Giovanni), la Rete No Ponte risponde con una grande manifestazione nazionale.

A cui hanno aderito oltre 150 organizzazioni, enti locali (tra cui la Provincia di Reggio Calabria e la Regione Calabria), una cinquantina di artisti che hanno dato vita al progetto “Artisti contro il Ponte”, comuni cittadini indignati contro lo spreco di risorse pubbliche per un'opera faraonica che difficilmente si farà ma che continua a drenare milioni di euro che invece andrebbero utilizzati per la bonifica e la messa in sicurezza dei territori, per migliorare il trasporto passeggeri sullo Stretto, per completare la Salerno-Reggio Calabria e le altre infrastrutture di cui Calabria e Sicilia hanno realmente bisogno.

L'appuntamento è per domani 19 dicembre a Villa San Giovanni.

Questo il programma della giornata. Non mancate!!!

ore 9,00 Piazza Valsesia, concentramento e microfono aperto alle organizzazioni aderenti, corteo lungo le vie di Villa e Cannitello.
Il percorso sarà accompagnato dalla presenza di artisti di strada e stand.

ore 14,00 Chiesa di Porto Salvo di Cannitello, arrivo e inizio spettacoli: Un lungo pomeriggio, circa 8 ore di musica, teatro, spettacoli, proiezioni e artisti di strada per accompagnare la voce di quanti diranno “fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità”.
Gli spettacoli saranno alternati a messaggi e testimonianze delle “vere priorità”!

AGGIORNAMENTO 19.12.2009

20.000 persone per gli organizzatori, 4.000 per la questura.
Questo il solito balletto delle cifre di una manifestazione a cui hanno partecipato in realtà tra le 5.000 e le 7.000 persone.
Un numero enorme per una manifestazione locale, di piccole dimensioni se si considera che l'appuntamento era nazionale.
Comunque una manifestazione pacifica per chiedere che il Governo riveda le sue priorità e metta al primo posto la bonifica dei territori devastati dall'abusivismo edilizio e dai rifiuti radioattivi che infestano le terre e i mari di Calabria e Sicilia.
Di fronte al piccolo esercito di manifestanti stonavano due cose: la scarsa partecipazione degli abitanti di Villa San Giovanni (i primi a subire l'eventuale costruzione del Ponte) e l'esibizione muscolare delle forze dell'ordine con decine e decine di camionette e blindati di carabinieri e polizia. Cosa che strideva, e non poco, contro la pacifica atmosfera della giornata.
Giornata funestata da una tragedia evitabile: la morte per infarto del rappresentante di una delle tante sigle che aderivano alla manifestazione, Franco Nisticò, 58 anni, delegato del "Comitato per la 106".
Colto da un malore subito dopo il suo intervento dal palco, Nisticò è morto perchè - tra tanti mezzi blindati - non era disponibile un'ambulanza e non è stato possibile soccorrerlo con tempestività e con mezzi adeguati.
Una morte che riempie di rabbia e di tristezza.

venerdì 13 novembre 2009

Il Csoa Cartella, la lotta al Ponte e quegli strani avvertimenti



Non è la prima volta che succede, ma è la più grave.

Il Centro Sociale "A. Cartella" di Gallico (Reggio Calabria), occupato dal 2002, è stato già vittima di attentati incendiari, di danneggiamenti e scritte sui muri.

E' accaduto ancora un paio di giorni fa: solo che questa volta all'imbrattamento della sede (sul grande murales del Che è apparsa una svastica, oltre a vari slogan farneticanti) sono seguiti dei volantini di chiaro stampo nazista affissi in anche in giro per la città.

Nel corso di questi anni, il Csoa "Cartella" si è distinto non soltanto per le sue attività antagoniste, ma anche per un ruolo propulsivo all'interno del quartiere e della città: dal mercatino equo-solidale ai concerti, dagli appuntamenti teatrali a quelli di poesia, dai fumetti ai corsi di giornalismo ambientale sino, ovviamente, all'attività politica. Che ha visto il "Cartella" in primo piano in molte battaglie. Prima fra tutte quella contro lo scellerato progetto del Ponte sullo Stretto.
Ed è curioso notare la tempistica perfetta di quest'ultimo atto intimidatorio, avvenuto mentre fervono i preparativi per la grande manifestazione contro l'apertura dei cantieri del Ponte, indetta per il prossimo 19 dicembre.

Allora, oltre alla solita solidarietà di facciata, devono seguire atti concreti per stare accanto a una delle poche realtà attive e propositive di Reggio Calabria, di quelle legate al territorio e che del territorio propongono una valorizzazione che parta dal basso, dal coinvolgimento dei cittadini.

Ricevo e pubblico volentieri il comunicato stampa diffuso dal Csoa "Angelina Cartella", invitando a diffondere questo post e a manifestare il proprio affetto e la propria vicinanza agli amici e compagni del Centro.

Agli imbrattamenti seguono le minacce

L’avevamo accolta con ironia e senza allarmismo l’azione di imbrattamento della scorsa notte.
Salvo svegliarci ieri mattina e scoprire che in città erano stati “avvistati” alcuni manifestini, gli stessi che abbiamo trovato affissi alla nostra porta.
Se la forma linguistica è piuttosto sgrammaticata, il messaggio però risulta essere abbastanza chiaro.
Con questo comunicato intendiamo rivolgerci a tutte le compagne ed i compagni, alle associazioni, ai comitati, alle tante persone che abbiamo incrociato in questi anni e con le quali abbiamo collaborato per “costruire un futuro migliore”, ma anche alla cittadinanza tutta, non credendo che possa essere un motivo di festeggiamento la nostra “fine”.
Lo spazio che occupiamo è la struttura del Parco Cartella, a Gallico (costata all’epoca circa 1,7 miliardi delle vecchie lire) che più di 7 anni fa abbiamo sottratto all’incuria e al degrado in cui era stato abbandonato, e trasformandolo in luogo di aggregazione e di propulsione per battaglie di libertà e dignità, oltre che di promozione artistica e culturale.
Da allora, nonostante appetiti speculativi politico-mafiosi abbiano spesso cercato di mettere le mani su questa struttura, i diversi attentati ed episodi di intimidazione, noi proseguiamo nel nostro impegno.
Ci appare una strana coincidenza che questa serie di intimidazioni segua il lancio della manifestazione contro l’apertura dei cantieri del Ponte, ideata proprio in una partecipata assemblea da noi promossa. Sarà per questo che qualcuno ci vorrebbe morti?
Non certo per celebrare la nostra “fine” ma per ragionare insieme sulla progressiva restrizione degli spazi di agibilità politica, nonché a rafforzare in nostri sforzi in vista della manifestazione del 19 dicembre

invitiamo tutte e tutti a partecipare
all’assemblea pubblica
martedì 17 novembre alle ore 19,00
Via Quarnaro I - Gallico, Reggio Calabria

giovedì 30 ottobre 2008

L’Onda degli studenti a Reggio Calabria


Era da tanto che non andavo ad una manifestazione.
Oggi ho deciso di “infiltrarmi” tra i ragazzi delle scuole medie che protestavano contro il decreto Gelmini e, più in generale, contro una visione della scuola intesa come una palla al piede per i conti pubblici e non come la fabbrica del sapere e delle idee. Come la risorsa strategica per il futuro del Paese.

Non ero a Roma, bensì a Reggio Calabria: periferia dell’impero, lembo dell’estremo Sud perennemente dimenticato dai governi di ogni colore e che quindi ha risposto per anni con l’apatia e il disimpegno. Oggi non era così.

Oggi c’era l’entusiasmo anche un po’ naif degli adolescenti, la voglia di sentirsi protagonisti per un giorno (in una società che condanna i giovani ad essere eterni teenager), l’allegria di chi ha marinato la scuola con un buon motivo e - anche se non in tutti gli studenti - il desiderio di essere parte attiva di un processo di democrazia diretta in cui si rivendicano i propri diritti.

“E’ un bel segnale” mi dice Nando Primerano, docente di un liceo cittadino, impegnato nel sindacato di base e nella politica dal basso. “Dopo anni di silenzio questa città si è risvegliata. Potrebbe essere l’inizio di un qualcosa di più grande. E per la prima volta sembra che anche gli studenti universitari si siano aggregati al movimento”.

Un giudizio analogo lo dà anche Fabio Cuzzola, insegnante di lettere e scrittore (suoi i due bei volumi “Cinque anarchici del Sud” e “Reggio 1970”). Un professore giovane, con in testa la missione dell’educatore: “Ripartiamo dopo anni di deserto culturale. Questi ragazzi, figli della degenerazione televisiva dell’era berlusconiana, si sono svegliati e hanno deciso di scendere in piazza. Non è un segnale di poco conto. Certo, è molto diverso dagli anni ’60 e ’70, ma bisogna considerare che questi ragazzi non hanno gli strumenti politici e culturali per interpretare il reale che avevano i loro coetanei di tre o quattro decenni fa. Però è un’Onda positiva, un momento dal quale ripartire per costruire percorsi di democrazia e pace”.

Una manifestazione pacifica, allegra, colorata. Senza alcun momento di tensione.
Molti gli slogan urlati durante il corteo. Tra i tanti sberleffi alla Gelmini e a Berlusconi, qualche coro da stadio e anche una presa di distanza dalle strumentalizzazioni politiche: “Né rosso, né nero: libero pensiero”.
Niente di rivoluzionario. Ma forse il primo timido segnale di un’inversione di tendenza dall’apatia e dall’immobilismo.